Michele De Lucchi

“Mi sono sempre preoccupato di capire chi ero, cosa stavo facendo, se facevo il designer presuntuoso che voleva fare l’architetto o l’architetto, altrettanto presuntuoso, che voleva fare il designer…nel dubbio ho fatto un po’ di tutto” 
Michele De Lucchi

Un tentativo di delineare il percorso progettuale di Michele De Lucchi che, come già riporta lui stesso, non è lineare ma sfaccettato. Si parte dagli oggetti di Alchimia e Memphis,  presenze impattanti che catalizzano lo sguardo grazie alla loro pelle in laminato plastico e al loro corpo fatto di geometrie pure. Quasi contemporaneamente avviene l’incontro con Olivetti e lo studio dello spazio del lavoro: l’ufficio, un luogo non solo funzionale ma emozionale. E poi ancora, le sue ossessioni: la forma e la materia, elaborate attraverso ricerche continue su specifiche tipologie di oggetti: la lampada, il vaso e le casette. Di seguito vengono affrontate altre due caratteristiche di Michele De Lucchi: la rilettura del reale senza stravolgerne la storia e la capacità di cogliere piccole suggestioni e renderle progetto.
Infine, il capitolo “tutto è oggetto”, dove si parla dei salti di scala che, partendo da uno studio di forme e volumi, portano alla progettazione di architetture e oggetti. 

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