Umberto Riva

Forme, colori, linee spezzate e nessun angolo retto (nel linguaggio di Riva non c’è posto per l’assertività). Gesti che si ripetono, dal centro verso il perimetro e viceversa, creano composizioni. Segni che si sovrappongono e stratificano, rendendo ogni disegno colorato (i suoi quadri Riva li chiama cosi) o tecnico sempre intenso. Non è difficile riuscire a individuare famiglie di archetipi, segni che si ripetono: il pentagono schiacciato, l’esagono, il quarto di cerchio, il triangolo, l’oblò… Ma per Riva ogni volta l’approccio parte da zero: “Per me non esiste l’a priori o la bella immagine, e nemmeno il bel disegno in sé e per sé. Il disegno deve essere la conseguenza di una tensione, ogni segno deve essere un approfondimento di conoscenza.”

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